
“Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo”, Rachel Carso
di Valeria Bottiglieri
Il 27 settembre 2019 ci sarà il terzo sciopero globale per il clima indetto dal movimento pacifico e apartitico Fridays For Future a conclusione della Climate Action Week che inizierà il 20 settembre (qui una mappa delle piazze che parteciperanno in Italia). È passato poco più di un anno da quando la giovane attivista svedese Greta Thumberg ha iniziato il suo sciopero personale in difesa del clima e dell’ambiente, e oggi sono migliaia i ragazzi che manifestano in tutto il mondo affinché i politici e i potenti diano a questa questione l’importanza che merita. Se non hanno diritto a un futuro a cosa serve studiare o andare a scuola? Ma soprattutto perché studiare e formarsi se poi i politici non interpellano le persone formate e competenti e non danno credito ai dati scientifici? Frederick Douglass, un importante riformatore e politico statunitense ha sempre tenuto a precisare che “il potere non concede nulla senza una domanda”.
Gli studenti e i professori che il prossimo 27 settembre si riuniranno nelle piazze, sciopereranno e protesteranno contro l’assenza di iniziative politiche per fermare la crisi climatica, sottoporranno alle classi politiche l’esigenza di azzerare le emissioni di gas serra e di abbandonare i combustibili fossili e di incentivare le energie rinnovabili. Ma non solo: serve anche modificare gli stili di vita nocivi alla salute del pianeta e degli esseri viventi ma soprattutto di sensibilizzare urgentemente tutte le persone affinché comprendano che è questa la più importante battaglia che oggi l’umanità intera deve combattere.
L’appello di Greta è rivolto a tutti e invita a continuare a scioperare ogni venerdì davanti ai palazzi del potere finché chi li occupa non saprà dare una risposta concreta attraverso provvedimenti reali e a condividere sul web le immagini dei sit-in con l’hashtag #FridaysForFuture e #ClimateStrike.
Nonostante i contestatori e i negazionisti – che, secondo quanto riferisce il Guardian, per la maggior parte appartengono alle lobby dei combustibili fossili e alle destre antifemmiste – , il carattere di queste manifestazioni è dichiaratamente apartitico. Tuttavia il movimento possiede insita una forte carica politica che potrà trasformare il sentimento di ribellione in un nuovo rinascimento per cambiare le sorti del pianeta.
