Parkour a Gaza. “One More Jump” in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

Giovedì 24 ottobre, sarà presentato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma ‘One more jump’ di Emanuele Gerosa. Prodotto da Enrica Capra per GraffitiDoc in collaborazione, fra gli altri, con Rai Cinema, RSI Radiotelevisione Svizzera e Al Jazeera, il film documentario è in concorso alla XVII edizione di ‘Alice nelle Città’ nella sezione ‘Young Adult’. Protagoniste le vite parallele di due ragazzi determinati a riscrivere il proprio futuro attraverso uno sport particolare: il parkour. Girato tra la Palestina, l’Italia e la Svezia, il film ha avuto il supporto dell’Atelier del Milano Film Network 2018 e la borsa di Sviluppo Premio Solinas Documentario per il Cinema, in Italia sarà distribuito da Fandango.

A Vasco, Matteo Delbò, direttore della fotografia del film, racconta le riprese del documentario

di Alberta Aureli

Gaza Strip, One More Jump/Matteo Delbò/ CC

Qual è la storia di One More Jump?

One More Jump è un film girato tra la Striscia di Gaza, l’Italia e la Svezia e racconta la storia di due ragazzi legati dalla passione comune per il parkour. Durante il film uno dei due ragazzi riuscirà ad ottenere un visto che gli permette di lasciare la Striscia di Gaza e raggiungere l’Europa, l’altro invece no. Ci è sembrato da subito che una disciplina che prevede di saltare e superare ostacoli quasi in volo potesse avere un forte valore simbolico rispetto alla condizione di assoluta prigionia che gli abitanti di Gaza vivono”.

È stato difficile lavorare nella Striscia di Gaza?

“Le riprese sono state realizzate in due periodi diversi del 2017. Il viaggio e i giorni di lavoro nel territorio della Striscia di Gaza sono stati un’esperienza molto intensa tanto che dal progetto di questo film ne sta nascendo un secondo. La Striscia di Gaza è a tutti gli effetti una prigione per più di due milioni di persone. A queste persone è impedito di lavorare, di viaggiare e di pensare a loro stesse al di là della semplice sopravvivenza. Il controllo che lo Stato di Israele e Hamas esercitano sulla Striscia di Gaza è assoluto. I confini sono altamente militarizzati e per raggiungere Gaza devi ottenere il permesso del Ministero della Difesa israeliano, concesso solo a fini umanitari o di natura giornalistica. Chi vive nella Striscia di Gaza spesso non ha mai avuto contatti con visitatori o viaggiatori da oltre il confine”.

Hai detto che da questo documentario si sta sviluppando un secondo progetto. Di cosa si tratta?

“Lavorare con Emanuele Gerosa, che è il regista di One More Jump, mi ha permesso di avvicinarmi molto a Gaza offrendomi, credo, uno sguardo nuovo e più profondo sul conflitto. La storia che sto raccontando, con un film mio, che è ancora in lavorazione, è quella del primo studente italiano in Erasmus a Gaza. Si tratta di un giovane studente in medicina che ha aderito al programma Erasmus Plus. Il programma prevede progetti anche in paesi non UE e per la prima volta in assoluto scambi con l’Islamic University”.

Come mai ti sei interessato a questa storia?

“Allo stato attuale e contro ogni principio umanitario la Striscia di Gaza è una prigione a cielo aperto. La claustrofobia e l’impotenza di abitare un posto così è qualcosa di difficilmente immaginabile. Mi interessava raccontare una storia che in qualche modo rompesse quel muro. Una storia che rappresenta un’apertura e uno scambio col resto del mondo”.


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