Dopo la Brexit, lasciare o raggiungere l’Inghilterra sarà più difficile. O no?

Nel limbo che ancora intrappola la Gran Bretagna dopo il voto alla Brexit del 2016, molti si sono avventurati in congetture e ipotesi su che cosa vorrebbe veramente dire veder uscire l’Inghilterra dall’UE, cosa cambierebbe per l’economia e la cultura del Regno Unito, e del resto d’Europa. Noi, a Vasco, ci siamo chiesti cosa potrebbe cambiare per i viaggiatori e i turisti e se davvero, in qualche modo, l’Inghilterra si sta allontanando.

di Alberta Aureli

Londra/ Foto di Free-Photos da Pixabay 

La questione Interrail

La notizia si era diffusa lo scorso 8 agosto, molti giornali e molte radio hanno annunciato che l’Inghilterra dal 1 gennaio 2020 non avrebbe più fatto parte dell’offerta Interrail. Era facile, leggendo, decretare la fine di un’epoca, dal momento che Londra è da sempre una meta elettiva tra le capitali europee. Dopo le prime considerazioni romantiche e già un po’ nostalgiche, il pensiero però si è subito spostato alla Brexit e il ritiro dell’adesione all’offerta Interrail è stato rinominato train-exit. L’Inghilterra per qualche ora è diventata così il pezzetto mancante di un puzzle con la carta geografica d’Europa stampata a colori e per qualche ora si è allontanata un po’.

La notizia fortunatamente è rientrata in giornata e lo stesso 8 agosto il Rail Delivery Group (Rdg), che rappresenta gli operatori ferroviari britannici, ha precisato che si è trattato solo di una controversia, immediatamente superata, con l’Eurail Group che gestisce il pacchetto Interrail. Nella smentita Rdg precisa che nulla è cambiato e che Il Regno Unito continuerà ad aderire all’offerta nel 2020.

Come un microscopico tarlo però quella notizia falsa si è insinuata nei progetti e nelle considerazioni dei viaggiatori di mezza Europa che continuano a chiedersi cosa cambierà nei loro viaggi d’oltre Manica se e quando l’Inghilterra lascerà l’UE.

Visitare l’Europa dopo la Brexit

Qualche informazione in più si può avere leggendo questa pagina che il sito Gov.uk dedica ai viaggiatori, stranieri ma anche locali. Sulla pagina (Visit Europe after Brexit) il governo inglese comunica ufficialmente: “Il Regno Unito sta lasciando l’UE. Questa pagina spiega come prepararsi per la Brexit e verrà aggiornata se qualcosa dovesse cambiare. ”. Sulla stessa colonna i link ad alcune altre pagine: “come vivere in Inghilterra dopo la Brexit”,“la Gran Bretagna sta lasciando l’UE” , fino a “ come viaggiare nel resto d’Europa col tuo animale domestico dopo la Brexit”.

Londra/Foto di Free-Photos da Pixabay 

Per guidare, dicevamo, potrebbero essere necessari documenti in più dopo Brexit. I cittadini inglesi avranno bisogno di un permesso di guida internazionale (IDP). E se stanno portando all’estero il proprio veicolo di una green card e dell’adesivo GB da attaccare all’auto. 

Voli, servizi di traghetti, crociere, Eurostar ed Eurotunnel, autobus e pullman dopo Brexit, saranno in grado di funzionare come prima, assicurano sulla stessa pagina.

Le procedure di sicurezza per l’aeroporto non cambieranno per i voli diretti da e per il Regno Unito e non ci dovrebbero essere ritardi per i controlli. E per concludere: ”Il governo sta lavorando per assicurarsi che i controlli abbiano un impatto minimo o nullo”. 

Tra le molte altre pagine sulla sicurezza e il viaggio prima e dopo la Brexit su Gov.uk non ci sono invece pagine che spiegano cosa vorrà dire arrivare in Gran Bretagna dal resto d’Europa ma è pensabile che, allo stesso modo, sarà un po’ più complicato, o almeno più complicato di come ce lo ricordavamo negli ultimi venti anni.

Anche per noi italiani il Ministero della Farnesina sottolinea che dal 2020 potrebbe essere necessario il passaporto, e non più il semplice documento d’identità, per essere sicuri di non avere problemi alla dogana inglese.

Londra/Foto di Free-Photos da Pixabay 

Il piano Yellowhammer

Altra preoccupazione è arrivata dalla pubblicazione a fine estate del dossier governativo Yellowhammer (letteralmente Zigolo giallo, che è un uccello). Nel piano Yellowhammer il governo disegna il preoccupante futuro in caso di Brexit senza accordo. I rischi concreti sarebbero la mancanza di alcuni alimenti e medicinali, l’instabilità economica e sociale, la chiusura dei porti e della rotta della Manica, il ripristino della frontiera con l’Irlanda, e l’aumento dell’inflazione. Per quanto riguarda i trasporti nello scenario descritto dal dossier i cittadini inglesi potrebbero essere sottoposti a maggiori controlli ai posti di frontiera dell’UE, e i mezzi pesanti potrebbero aspettare fino a due giorni per attraversare la Manica.

I contenuti del dossier sono stati interpretati da molti come allarmisti e catastrofici. Anche secondo un funzionario che ha lavorato alla stesura del documento e ha pubblicato il suo intervento sul Guardian , Yellowhammer si somma a una serie di misure più spettacolari che utili nel panorama politico inglese aggiungendo che molti, come lui, stanno passando dalla rabbia legittima alla noia.

Insomma, senza allarmismi, le cose potrebbero cambiare, e rinnovare il passaporto nelle prossime settimane se abbiamo intenzione di viaggiare in Inghilterra potrebbe essere una cosa sensata. Sperando, allo stesso tempo, che l’Inghilterra non si allontani troppo.


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